«Chi dunque è più grande nel regno dei cieli?». Mt 18,1-5.10.12-14. Che fatica che facciamo. Per niente. Essere più grandi. Essere più bravi. Essere più giusti. Essere più ricchi. Questo “più” è la nostra condanna, fin da piccoli. Non è un’esigenza del bambino ma dell’adulto. Sono i genitori, gli insegnanti, gli educatori che insistono affinché si punti sempre più in alto. Poi, i paragoni. Che fatica dover essere sempre parametrati a fratelli o a compagni. “Quello è più bravo di te… quello è più avanti di te…”. E quindi? Tutti a darsi da fare per tentare di essere un passo avanti all’altro. Senza che ce ne sia il minimo bisogno. Qualcuno dirà: È il sale della vita. Serve a stimolare. A non lasciare che la pigrizia abbia il sopravvento. Non lo so. So solo che questo processo, quando è innestato, crea un mare di fatiche e di nevrosi. Il bello dell’essere quello che si è! Apprezzati nelle proprie prerogative, senza ambizioni abnormi. Difficile entrare in uno stile differente. Anche i discepoli avevano espresso il desiderio di comprendere quale fosse la strada per essere i più grandi. Gesù li aveva smorzati immediatamente. Occorre essere come bambini, disinteressati. Contenti solo di esserci e di stare con gli amici. Buona giornata