«Dopo che questa mia pelle sarà strappata via, senza la mia carne, vedrò Dio. Io lo vedrò, io stesso, i miei occhi lo contempleranno e non un altro». Gb 19,1.23-27a. Difficilissimo parlare della morte oggi. La morte è considerata un tabù. Viene spettacolarizzata ma non affrontata. Sembra essere una questione che riguarda gli altri, non noi. I cimiteri sono pressoché abbandonati. A prendersi cura delle tombe sono rimaste le sole vecchie generazioni. Ai funerali dei nonni non si portano nemmeno più i nipoti: si potrebbero spaventare o impressionare. La morte la si scaraventa in televisione in tutte le salse ma guai incontrarla dal vivo. La liturgia ci riserva un giorno nel quale familiarizzare con questo avvenimento. La morte è una parte importante della vita. Se si parla della vita non si può censurare la morte. Sarebbe nascondere un passaggio determinante. Perchè si può parlare con serenità della morte? Perchè, come ci insegna Giobbe, una volta strappato il velo della carne, i nostri occhi vedranno Dio. La condizione limitata che ci connota come esseri mortali sarà superata nella morte così potremo vedere Dio. Non sarà più necessaria la fede. La visione renderà tutto accessibile. Oggi non è un giorno di lutto! È un giorno di festa dove condividere con chi ci è passato avanti la gioia della Pasqua. Buona giornata