«Va’ invece a mostrarti al sacerdote e presenta l’offerta prescritta da Mosè». Mt 8,1-4. Gesù guarisce un lebbroso. Un miracolo potentissimo, con risvolti sia fisici che spirituali. Forse, a quel tempo, più spirituali che fisici. Il lebbroso non era un semplice ammalato ma era uno scomunicato. Era l’immagine dell’immondezza, dell’impurità, della morte. Gesù, guarendo il lebbroso, lo restituisce alla vita pubblica, sociale, religiosa. Uno dei più grandi profeti d’Israele, Eliseo, veniva ricordato dal popolo proprio per aver guarito Naaman, il Siro, dalla lebbra. Un miracolo così portentoso poteva essere fatto soltanto da un eletto da Dio. Gesù poteva sfruttare questo miracolo per affermare la sua messianicità ma, al contrario, impone al lebbroso guarito di tacere e di non parlare con nessuno. Lo invita, invece, ad andare al Tempio, a offrire un sacrificio di ringraziamento a Dio. Gesù si schermisce. Non cerca la sua gloria ma quella del Padre suo. Soprattutto sancisce il ruolo fondamentale del rito liturgico. Il ringraziamento non deve essere individuale ma corale. La salvezza di uno ha a che fare con la salvezza di tutti. Ogni uomo che viene redento è segno della redenzione dell’intero popolo. Noi che ogni domenica ci troviamo a celebrare siamo tutti lebbrosi guariti… ci troviamo tutti a ringraziare il Padre per l’opera risanatrice di Cristo. Che meraviglia! Buona giornata