«Ma sua madre intervenne: “No, si chiamerà Giovanni”». Lc 1,57-66.80. Dio crea Adamo e ad Adamo chiede di dare il nome a tutte le cose. Dare il nome è segno di autorevolezza, di potere, di prestigio. Dare il nome significa finalizzare la realtà, darle un vero e proprio senso. Il salmo 147 esprime la grandezza di Dio dicendo che “Egli conta il numero delle stelle e le chiama tutte per nome”. Dio partecipa la sua dignità all’uomo, lo erige a suo primo collaboratore. Forse, è da questo compito che Dio affida ad Adamo che è nata la consuetudine per cui è l’uomo a dare il nome al figlio. Nasce il precursore e, di per sè, spetterebbe al padre Zaccaria scegliere il nome. Ma accade qualcosa di sorprendente. Elisabetta, la madre, pretende di dare lei il nome. È un nome nuovo. Gli uomini sono ripetitivi, le donne sono più creative ed estemporanee. Alla faccia di chi ritiene il cristianesimo una religione maschilista… Bellissimo questo semplice particolare. Elisabetta non ha fatto manifestazioni, non ha polemizzato sulla condizione femminile… semplicemente ha esercitato il suo ruolo e nessuno ha eccepito. Mi piacciono queste donne così pratiche, davvero alla pari, senza vittimismi e senza sensi di inferiorità. La Bibbia è piena di donne così determinate. Ne abbiamo bisogno! Buona giornata