«Figlio di Davide, Gesù, abbi pietà di me!». Mc 10,46-52. È la preghiera più intensa e più vera che ci possa essere. Tutti i grandi santi, giunti alla vetta del cammino spirituale, hanno pregato con queste parole. Alla fine, l’autentica condizione del cuore è il peccato. Chi si conosce nel profondo vede in sè tutta la corruzione e la finitezza della propria umanità. Non è un caso che questa preghiera è posta sulla labbra di un cieco. È quando non vedi che inizi a capire che non sai dove andare e allora hai bisogno di aiuto e gridi. Il cieco grida e il Signore lo ascolta. Lo soccorre. Non passa oltre. Chi non grida “pietà!” se la cava da solo. La salvezza sta nel non confidare più in se stessi. Occorre gridare a Dio. Costantemente. Non una o due volte ma sempre. Anche quando ci pare di non essere ascoltati. Lo ribadisce Gesù: “pregate incessantemente, senza stancarvi mai!”. Smettiamo di chiedere un mare di cose frivole. Quei bisogni intestini che sono solo tesi a saziare le nostre ambizioni. Gridiamo solo “Figlio di Davide, Gesù, abbi pietà di me!”. Ci pensa il Signore a provvedere a ciò di cui abbiamo bisogno. La sua luce ci invaderà il cuore. Buona giornata