«Tutti gli invitati, uno dopo l’altro, cominciarono a scusarsi». Lc 14,15-24. Quando si invita una persona a cena è perchè si ha piacere di stare con lei, si ha stima di lei, la si considera amica. C’è gioia nel pensarla seduta come commensale alla propria tavola. Si ha pure la convinzione che anche per quella persona sia la stessa cosa. Se accade che la persona accampi una scusa per non partecipare alla cena si avverte come un attacco all’amicizia. Assale la tristezza perchè non ci si sente amati. Ma noi abbiamo bisogno di essere amati! Dio stesso è comunione di amore: il Padre ama il Figlio così come il Figlio ama il Padre. È nella reciprocità dell’amore che l’amore funziona. Ebbene: Gesù spiega alle folle che Dio invita tutti alla cena ma sono pochi quelli che corrispondono. La maggior parte accampa scuse. Il fatto di non vivere una vita di fede attiva, non partecipando ai momenti comunitari di preghiera e di celebrazione, è chiaramente segno di disinteresse. Non si può illudersi di essere credenti senza un coinvolgimento effettivo. La storia dei credenti non praticanti mi lascia sempre molto perplesso. Molto meglio i non credenti! Perchè forse, in loro, qualcosa può davvero cambiare. I non praticanti si puliscono facilmente la coscienza… Buona giornata