«L’angelo Gabriele fu mandato da Dio in una città della Galilea, chiamata Nàzaret, a una vergine di nome Maria». Lc 1,26-38. Gli artisti si sono letteralmente sbizzarriti nel rappresentare l’annunciazione. Alcuni hanno dipinto Maria spaventata e altri misticamente rapita. Alcuni chiusa in casa nella sua stanza e altri in mezzo alla natura. Alcuni ne hanno fatto un quadretto quasi astratto e altri l’hanno rappresentata con estremo realismo. In ogni epoca, in base anche allo specifico sentimento culturale, l’annunciazione ha assunto toni mistici o toni drammatici. Una cosa, però, è comune a tutti le rappresentazioni: Maria è ritratta in atteggiamento orante. Solo chi prega può accogliere la chiamata di Dio. Attenzione: Maria non era una monaca. È molto improbabile che stesse tutto il giorno assorta nella lettura e nella meditazione. Probabilmente non sapeva nemmeno leggere. Certamente era impegnata in tante mansioni domestiche. Ma il cuore era costantemente rivolto a Dio. Come è possibile? Soprattuto: noi possiamo tendere a questo stesso atteggiamento? Io credo di sì. Seppure immersi dentro un gorgo asfissiante di attività possiamo tenere il nostro cuore attento a fare in ogni cosa che ci capita la volontà di Dio. Può avvenire tranquillamente che anche dentro il nostro tran tran quotidiano accada che Dio si faccia carne in noi! È una possibilità estremamente esaltante, non vi pare? Buona giornata