«Ti seguirò, Signore; prima però lascia che io mi congedi da quelli di casa mia». Lc 9,57-62. Gesù a volte è molto elastico, a volte, invece, è perentorio. Con i peccatori è morbido. Cerca il dialogo. Apre a tutti i possibili processi di conversione. Attende. Con i discepoli, al contrario, è intransigente. Chiede radicalità. Dalla serie: o con me o contro di me. Non ci sono scuse che tengano. Cosa significa? Significa che la sequela non può essere all’acqua di rose. Chi dice: “sono credente ma non praticante”, per Gesù non vuol dire nulla. Non si può giustificare le proprie deroghe alle esigenze del Vangelo a partire dagli impegni affettivi, lavorativi o altro. È meglio dire “non ci sto” e fare la propria vita. Almeno non ci si illude di una vita di fede che non c’è. C’è sempre tempo per ravvedersi e decidersi sul serio. I credenti non praticanti sono come quei fidanzati che si frequentano da molto tempo, non avvertono più un vero interesse l’uno per l’altro, ma per non deludere amici e famigliari continuano la relazione, amando, però, persone diverse. Meglio lasciarsi, no? Magari, dopo altri percorsi, possono ritornare all’amore originale con un desiderio e una pienezza che non si immaginavano nemmeno… Buona giornata