“Lei non sa chi sono io!”. Forse ci è capitato di sentire o, peggio ancora, di dire frasi del genere. Vantare un proprio status particolare fa sentire importanti. Generalmente accade che chi è più misero più cerchi di presentarsi ricco. Chi non ha spessore interiore tende a darselo esteriormente. Pura illusione.

Molto simile è l’atteggiamento di chi giudica gli altri rilevando sempre le mancanze o gli errori commessi. L’opera consiste, in sostanza, nel denigrare l’altro per avere una qualche chances in più per promuovere se stessi. Parlare male, disprezzare, buttare fango. Tutto serve ad ottenere la patente dei più giusti della situazione.

San Paolo ci suggerisce un modo di pensare e di agire che contrasta tali tentazioni. Si tratta del nutrire stima per gli altri. Di valorizzare il bene e il bello di chi ci vive accanto. Quando si esaltano gli altri non si sbaglia mai. L’altro è sempre un figlio di Dio, un fratello. Uno che porta in sè l’immagine e la somiglianza con Dio.

Mai coltivare l’invidia per le virtù altrui. Che bello se qualcuno che conosciamo ha delle qualità particolari: alla fine, sono anche a nostro beneficio. Sono doni che Dio ha dato per l’utilità comune. Nessuna valore aggiunto segna una perdita per la comunità. Gioiamo della bravura degli altri.