«Godi, o giovane, nella tua giovinezza. Segui pure le vie del tuo cuore e i desideri dei tuoi occhi. Sappi però che su tutto questo Dio ti convocherà in giudizio». Qo 11,9–12,8. Se penso al moralismo che ha connotato il discorso morale della Chiesa per secoli e, in alcuni contesti, ancora oggi mi viene da rabbrividire. Il divieto, l’imposizione, la norma, la regola, sono stati l’unico criterio proposto per garantire una vita secondo Dio. Leggendo questo versetto di Qoelet, si ha tutt’altro respiro. Nessuna imposizione. Anzi. L’autore biblico esorta a implementare il godimento. A seguire il naturale istinto alla vita, alla gioia, all’amore propri della gioventù. Non ci vede nulla di male e di peccaminoso. Sono tutti doni di Dio da godere e da assaporare in pienezza. Il male non sta nella gioia, nel piacere, nell’energia esplosiva della gioventù. Il male sta nel cuore e nell’intenzione dell’uomo nel momento in cui usa egoisticamente queste pulsioni vitali. Qoelet non dice che va bene tutto. Ci sono scelte che non sono buone ma non è dato all’uomo poterle giudicare dall’esterno in maniera idonea. Qoelet ricorda che Dio – che vede e conosce il cuore – giudicherà attentamente le intenzioni del cuore. Sì! Perchè il cuore è il centro della morale, non gli atti. Buona giornata