Il male fatto si può cancellare? No. Resta lì, immutato. La storia lo registra in maniera indelebile. Pure la memoria personale non riesce a cancellarlo. Rimane con tutta la sua virulenza creando rabbia da parte di chi l’ha subito e sensi di colpa da parte di chi l’ha procurato. Il male non passa.

Ancor peggio. All’inizio, il male sembra poca cosa. Chi lo mette in atto non è consapevole del potenziale di deflagrazione di cui è capace. Con il passare del tempo il male inasprisce sempre di più le sue conseguenze. È come una valanga: un semplice granello di ghiaccio diventa una montagna di neve.

Qualcuno crede che a seguito di un male si possa voltare pagina. Il servo della parabola immagina di poter restituire al padrone la somma del suo debito. Ma non è così. È talmente alto il debito  che una vita non basta a recuperare tutto il capitale.

Cosa si può fare allora? L’unica possibilità è il perdono. Chiedere e dare il perdono. Che significa: il male è lì, in tutta la sua schiacciante verità, ma a me è data la possibilità di non permettergli di condizionare la mia scelta di amare  prescindere. Il male non si può rimediare. Il male lo si può solo perdonare.