«Insultati, benediciamo; perseguitati, sopportiamo; calunniati, confortiamo». 1Cor 4,6b-15. San Paolo può scrivere queste cose di sé. Che meraviglia. Qui sta la sua grandezza. Al di là delle parole sapienti che ha regalato, a dare spessore alla sua umanità, è stata la sua vita conformata al Vangelo di Cristo. Io non posso dire la stessa cosa di me. Insultato, rincaro la dose. Perseguitato, reagisco difendendomi. Calunniato, rispondo con la stessa moneta. È su questo piano che da cristiani siamo perdenti. San Paolo passava di città in città e attorno a lui si radunavano persone, si costituivano Chiesa… Noi facciamo e disfiamo ma è più la gente che allontaniamo di quella che avviciniamo. Proprio l’altro giorno confessavo un giovane che mi diceva come si fosse un po’ allontanato da Dio e dalla Chiesa. Gli ho chiesto il motivo della sua delusione verso la Chiesa. Pensavo fosse per gli errori di noi preti, troppo umani e fragili. Invece no. La sua delusione era verso i cristiani – anche i preti ovviamente – così settari, giudicanti, saccenti. Mi ha fatto pensare. Molto. Se un giovane si allontana per noi è davvero grave. Forse dobbiamo occuparci più dei nostri atteggiamenti prima che della nostra partecipazione a riti e tradizioni parrocchiali… Buona giornata