«Ha innalzato gli umili». Lc 1,39-56. Sappiamo tutti come la radice del termine “umile” è la stessa del termine “uomo”. La radice è “humus”, terra. L’uomo, per natura, è umile, è terra, è polvere, è finitezza. La superbia è un chiaro sussulto demoniaco. È il desiderio di essere di più. È la negazione della propria condizione. È un farsi una falsa immagine di sè. L’uomo che non rimane conscio della sua umiltà si priva di Dio. Maria è il prototipo dell’umano che rimane tale: si definisce “umile serva”. Non ha nessun vanto, nessuna boria, nessuna ambizione. Proprio in questa condizione diventa l’humus ottimale dove Dio può attecchire. Per diventare grandi occorre rimanere piccoli. Per essere innalzati occorre abbassarsi. È proprio tutto il contrario di quello che il nostro cuore continuamente ci suggerisce. Oggi guardiamo a Maria assunta in cielo. Nella sua vita non ha cercato la propria affermazione. Ha lasciato fare tutto a Dio. Dopo aver compiuto la sua missione era pronta a tonare alla terra, come tutti gli esseri di questo mondo. Dio l’ha voluta prendere con sè. La sua umanità, vissuta nella santità, si è trasfigurata. Sembrava stesse perdendo la vita, al contrario, la stava preparando per l’eternità. Terra e cielo sono destinate ad essere una sola cosa. Buona giornata