«Sia per te come il pagano e il pubblicano». Mt 18,15-20. Sono molto perplesso sulla parola chiave di questo tempo che è “inclusione”. Oggi, si parla della necessità di includere tutti, buoni e cattivi, giusti e ingiusti, credenti e non credenti, fascisti e comunisti. Tutti uguali, insomma. Tutti indifferenti. Molto vicina al buonismo. Ma un conto sono l’amore e la benevolenza e un conto è l’inclusione. Gesù amava pubblicani e farisei. Amava prostitute e ladri. Amava zeloti e collaborazionisti. Amava tutti. Ma non diceva affatto che tutto era indifferente. A ciascuno chiedeva dei passaggi, delle conversioni. C’è un bene che va riconosciuto. Nel Vangelo troviamo persone alle quali Gesù ha chiesto di seguirlo: molte gli hanno risposto di sì, altre di no. Chi lo seguiva era suo discepolo e chi non lo seguiva non lo era. Piuttosto era considerato pecora da cercare e riportare all’ovile. Nelle parole di oggi c’è pure un insegnamento che dire tranciante è un eufemismo. Ci sono persone che vanno considerate alla stregua dei pagani e dei pubblicani. Cioè? Semplicemente non considerate. Ripeto: non vuol dire non amate, ma non giustificate. Occorre far sentire la distanza dalla verità. La Comunità cristiana non è fatta da tutti ma dai cristiani! Ed essere cristiani attiene ad alcune scelte non negoziabili. Chi le definisce? La Chiesa. Troppa rigidità? Forse. Ma distinguere la verità è opera di bene. Buona giornata