«Da’ disposizioni per la tua casa, perché tu morirai e non vivrai». Is 38,1-6.21-22.7-8. JHWH computa la fine del re Ezechia. Lo avvisa. Deve mettere a posto le ultime cose in sospeso e prepararsi alla morte. Un terribile timore lo assale. Non vuole morire. Molto umano direi. Prega e ricorda a Dio la sua devozione e la sua obbedienza. È un tentativo estremo di evitare un destino segnato. Miracolosamente, JHWH lo ascolta e, attraverso la voce del profeta Isaia fa sapere di aver aggiunto ben quindici anni alla sua vita. Appena lo viene a sapere noi immagineremmo una reazione entusiasta e riconoscente. Non è così. Ezechia chiede un segno che la promessa sia effettivamente da Dio. Ho provato a pensare se la stessa cosa venisse riferita a me… come reagirei? Non so se oserei chiedere a Dio un prolungamento. Certamente mi occuperei di mettere un po’ di ordine ai rapporti e alle relazioni più affaticate. Sentirei il dovere di pacificarmi con un po’ di persone con le quali ho delle questioni in sospeso. Significa, quindi, che riconosco la distanza dal Vangelo dalla mia vita. E perchè non mi adopero già ora per convertirmi? Anche se non so il tempo, potrebbe essere che la fine è prossima. Mamma mia, che fatica l’orgoglio. Buona giornata