«Non andate fra i pagani e non entrate nelle città dei Samaritani». Mt 10,1-7. Oggi il mantra più diffuso è “inclusione”. Gli Stati devono accogliere tutti. La Chiesa deve essere aperta a tutti. Le culture devono meticciarsi. Il genere deve essere sempre più fluido per includere tutti. L’inclusione ha come scopo l’abbattimento di  ogni steccato. Ma, alla fine, il risultato sembra una conflittualità crescente. C’è uno scontro tra Stati, divisione nella Chiesa, incertezza nella cultura, frizione nella società. La polarizzazione delle posizioni ha sempre più toni oggettivamente insostenibili. Forse, più che stemperare le differenze, sarebbe necessario cogliere le ragioni del pensiero di ciascuno. Nessuno accetta di essere spogliato della propria identità. È più facile, invece, accogliere una diversità come tale ed entrare in dialogo con essa. Gesù, ad esempio, non ha remore nel dire ai suoi discepoli di evitare pagani e Samaritani. C’è una diversità con loro, non val la pena ibridarsi. I suoi discepoli devono, piuttosto, capirsi con gli ebrei con i quali hanno davvero qualcosa in comune. In tempi non sospetti, il compianto vescovo Maggiolini, aveva sostenuto la necessità di avvallare un’immigrazione di stranieri cristiani, così da condividere almeno un certo linguaggio di fondo. Se siamo diversi ci sarà un perchè. Non si tratta di odiarsi ma di riconoscere il senso e la bellezza della diversità. Buona giornata