Il Vangelo è pieno di provocazioni. Non possiamo derubricare dall’insegnamento di Gesù le espressioni più radicali. La tentazione è quella di spacciare le esigenze più stringenti come gap culturale. No. Gesù non è uno sprovveduto. Se ha usato determinate parole è perchè c’era una ragione. L’intento è sempre quello salvifico.

Lasciamo che risuoni nelle nostre orecchie tutta la paradossalità di queste parole: “Chi ama il figlio o la figlia più di me non è degno di me”. Cosa proviamo? Quali sono i sentimenti che ci sgorgano dal cuore? Non possiamo rimanere indifferenti. Sono convinto che la maggior parte di noi avverte ripugnanza e disapprovazione.

Non dobbiamo sorvolare su queste reazioni. Lasciamoci provocare. Entriamo in lite con Gesù. Chiediamogli perchè sia così necessario mettere al secondo posto chi, al contrario, consideriamo sia al primo. È giusto che arriviamo a chiederci: ha più ragione Cristo o il nostro cuore? A chi occorre prestare fede?

Questo è il senso del paradosso. Obbligarci a smarcarci, a prendere posizione. Non si può dirsi cristiani e continuare ad agire secondo natura. Per un discepolo di Gesù il criterio per discernere la verità non è il proprio buon senso ma la sua Parola. È difficile? Certo! Ma qui sta la novità… e la salvezza!