«Gli uomini si circonderanno di maestri secondo i propri capricci, rifiutando di dare ascolto alla verità per perdersi dietro alle favole». 2Tm 4,1-8. Papa Leone XIV ha, da pochi giorni, emanato la sua prima enciclica “Magnifica humanitas” sull’Intelligenza artificiale. Ho letto moltissimi commenti entusiasti. Qualcuno, ovviamente, non ha mancato di esprimere un giudizio critico. Fa parte del dibattito, assolutamente necessario. Il processo di falsificazione è fondamentale per la ricerca della verità. Il problema si dà quando la critica è pura contraddizione. Se il Papa afferma un determinato principio non è sufficiente screditarlo ma occorre sostenerne un altro argomentandolo. Ciò che ho colto è che l’oggetto della contestazione non sono tanto gli argomenti quanto l’autorevolezza con cui sono proposti. Si vorrebbe che il Papa dicesse che il suo è un semplice contributo al dibattito e non un principio. La tesi, sostanzialmente, è che nessuno può pretendere di avere una autorevolezza superiore ad altri. Tutti possono dire la loro, quindi, anche il Papa ma nessuno, alla fine, ha ragione. Cosa significa? Che il relativismo a cui siamo arrivati mina alle basi ogni possibilità di ipotizzare un senso ben preciso del bene. E qui, le favole di cui parla san Paolo, prendono il sopravvento… Buona giornata