«Non meravigliatevi della persecuzione, come se vi accadesse qualcosa di strano. Ma, nella misura in cui partecipate alle sofferenze di Cristo, rallegratevi». 1Pt 4,7-13. Anche quando si tentano tutte le strade per la costruzione di qualcosa di armonico e comunionale, si fa esperienza di fallimento. C’è sempre qualcosa o qualcuno che mette i pali tra le ruote suscitando tensioni e contrasti. Il maligno trova sempre la maniera di insinuarsi e togliere la pace. La Chiesa non vivrà mai nella serenità. Non ci sarà mai una parrocchia dove tutti ci si vuole bene e si agisce in unità di intenti. Fa parte della del cammino personale di conversione. L’umiliazione subita purifica il proprio io e rimette alla sequela di Gesù. Forse abbiamo confuso la pace con la passività. La pace è un processo, non è una condizione. La passività è esattamente il contrario. Costruire la pace richiede un lavorio permanente, non è spontaneo. Un po’ come la comunione dentro una coppia: non è mai un processo spontaneo ma un continuo rimettersi in gioco. Come non esiste la famiglia del mulino bianco così non esiste la parrocchia del mulino bianco. Tanti sono i conflitti. Sempre legati ai limiti di ciascuno. È una persecuzione. E san Pietro ci invita a rallegrarcene… Buona giornata