«Sulla salvezza indagarono e scrutarono i profeti». 1Pt 1,10-16. Tutta la grande letteratura antica aveva come focus il tema del destino della vita. Le questioni del dolore, della malattia, della sofferenza e della morte erano motivo di studio, di analisi e di approfondimento filosofico e teologico. Era, sostanzialmente, un’indagine attenta e meticolosa sul senso della vita. Inutile tutto lo sforzo dell’uomo se tutte le sue fatiche sono destinate ad infrangersi sugli scogli fatali della morte. Le risposte a queste domande hanno trovato gli sbocchi più diversi: immortalità dell’anima, reincarnazione, risurrezione. Non sono mancati filosofi che hanno optato per la fatalità. Ascoltando i discorsi che si fanno oggi, c’è ancora chi si pone queste domande? L’approccio ai grandi interrogativi esistenziali è filosofico o solo pragmatico? A volte mi sembra che ci si accontenti di lenire il dolore e di prolungare la vita ma non ci si lasci più provocare veramente dalla serietà del senso della vita. C’è come una deriva salutista. Lo star bene fisicamente, l’avere una vita lunga, la correzione estetica della vecchiaia sono l’illusione dell’unica salvezza possibile. Così si censura la morte, il dolore e tutti gli annessi e connessi. È quanto mai urgente rimettersi a riflettere sulla salvezza: non è per nulla questione sorpassata. Buona giornata