«Padre, voglio che quelli che mi hai dato siano anch’essi con me dove sono io, perché contemplino la mia gloria, quella che tu mi hai dato». Gv 17,20-26. Leggendo queste parole potremmo essere tentati di attribuire a Gesù una sorta di autoesaltazione. Quasi che Gesù desideri che i discepoli prendano atto della sua gloria, della sua importanza. Niente di tutto questo. Gesù non ha bisogno di mettersi sul piedistallo per mostrarsi. È talmente pieno dell’amore di Dio che non ha alcuna velleità di affermazione. La preghiera di Gesù, invece, è che i suoi discepoli possano godere della sua stessa gloria. Cioè che sperimentino quanto è dolce e soave essere in Dio. Gesù vuole che i suoi amici partecipino della sua vita filiale. Siamo spesso in affanno. Tanto occupati a far quadrare le cose. Forse la vera occupazione a cui dedicarci dovrebbe essere la nostra relazione con il Padre. Gesù faceva molte cose. Girava di villaggio in villaggio, predicava sulle piazze e nelle sinagoghe, compiva miracoli e non aveva il tempo neppure di mangiare. Mai emerge dal Vangelo che fosse stressato… Aveva un legame profondo che alimentava la sua opera! Non era solo! Non cercava gloria! Viveva già in Dio, nella gloria! Ecco: vorrebbe fosse così anche per noi. Buona giornata