«Vi scacceranno dalle sinagoghe; anzi, viene l’ora in cui chiunque vi ucciderà crederà di rendere culto a Dio». Gv 15,2616,4a. La storia è fatta di corsi e ricorsi. All’inizio della vita della Chiesa, i cristiani furono espulsi dai luoghi della preghiera e della politica. Poi, un imperatore si convertì e fece il contrario: espulse dalla vita sociale chi non era cristiano. Ora viviamo in un mondo dove, in qualche maniera, i cristiani non vengono cacciati ma screditati. Si fanno scelte dove i riferimenti più identificativi del cristianesimo vengono marginalizzati. Chi ancora vive dentro una continuità con il passato tradizionale avverte questi cambiamenti come un illecito. Si cerca a tutti i costi di salvaguardare le abitudini, le tradizioni, i sistemi, ma la fuga e l’emorragia dei credenti non si ferma. Mi chiedo: com’è che i cristiani espulsi dalle sinagoghe hanno mantenuto l’entusiasmo e sono diventati generativi di vita e noi, al contrario, siamo sterili e pieni di livore? Forse che avevano la fede nel cuore più che nelle forme? Forse che noi siamo più attaccati ai nostri programmi piuttosto che a Cristo? Se Gesù è in noi, ci possono scacciare dove vogliono ma non ci potranno mai privare della gioia che ci viene dall’amicizia che ci lega a Cristo! Buona giornata