«Se avessi prestato attenzione ai miei comandi, il tuo benessere sarebbe come un fiume». Is 48,17-19. Mi viene in mente la storia di Giobbe. Hai voglia a dire a questo uomo, provato in ogni modo, nelle cose materiali come in quelle personali, “Dio ti garantisce il benessere”. Giobbe è sempre stato fedele: legittimo il suo dubbio… Il fatto è che l’uomo non mai è da considerarsi come una questione singolare. Noi non siamo comprensibili in noi stessi. Se dovessimo considerare la sensatezza della nostra vita a prescindere da Dio sarebbe un assurdo. Dovremmo considerarci essenzialmente fatti per la morte. Invece no! Siamo fatti per la vita. Siamo nati e non moriremo mai più. La nostra vita è concepibile solo in Dio. La nostra storia si inerisce nella storia più grande di Dio. Ne siamo parte integrante. Il nostro tempo è finito ma la nostra vita è infinita perchè appartiene a Dio. Possiamo anche trascorrere un’esistenza nella fatica e nella prova ma queste condizioni non ne esauriscono il senso. Tutto è penultimo. Solo in Dio tutto è definitivo. Per questo possiamo considerare il nostro destino in maniera positiva anche dentro prove e tribolazioni. Siamo esseri sospesi nell’attesa. L’avvento è il tempo che meglio ci descrive. Buona giornata