XIV domenica del Tempo Ordinario – 5 luglio 2020

Dal Vangelo secondo Matteo 11, 25-30

In quel tempo, Gesù disse: “Ti benedico, o Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai tenuto nascoste queste cose ai sapienti e agli intelligenti e le hai rivelate ai piccoli. Sì, o Padre, perché così è piaciuto a te. Tutto mi è stato dato dal Padre mio; nessuno conosce il Figlio se non il Padre, e nessuno conosce il Padre se non il Figlio e colui al quale il Figlio lo voglia rivelare. Venite a me, voi tutti, che siete affaticati e oppressi, e io vi ristorerò. Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me, che sono mite e umile di cuore, e troverete ristoro per le vostre anime. Il mio giogo infatti è dolce e il mio carico leggero“.

LA PAROLA PROPOSTA DAI NOSTRI SACERDOTI:

«Il mio giogo infatti è dolce e il mio peso leggero»

“Una delle tendenze della nostra epoca è di usare la sofferenza per screditare la bontà di Dio, e una volta screditata la sua bontà, aver chiuso il conto con lui(…) Intenti a tagliar via l’umana imperfezione stiamo facendo progressi anche sulla materia prima del bene. Ivan Karamazov non può credere finché ci sia un bambino che soffre, l’eroe di Camus non può accettare la divinità di Cristo per via del massacro degli innocenti. In questa pietà popolare si guadagna in sensibilità e si perde in visione. Se sentivano meno, altre epoche vedevano di più, anche se vedevano con l’occhio cieco, profetico, insensibile della accettazione, vale a dire della fede. Ora in assenza di questa fede siamo governati dalla tenerezza. Una tenerezza che da tempo, staccata dalla persona di Cristo, è avvolta nella teoria. Quando la tenerezza è staccata dalla sorgente della tenerezza, la sua logica conseguenza è il terrore(…). L’azione creativa della vita del Cristiano consiste nel preparare la propria morte in Cristo”.

riflessione di Flannery O’Connors

Il Vangelo è ricco di paradossi: il giogo simbolo da sempre di oppressione viene “trasformato” da Gesù in qualcosa di dolce e che dà ristoro alla nostra vita e il peso è leggero.

Per chi segue Gesù tante cose umanamente difficili da “sopportare” si trasformano in eventi ricchi di vita.

È l’esperienza che ha provato anche la scrittrice americana che compone questo pezzo dopo aver conosciuto la storia di una bambina dodicenne morta di tumore che aveva creato attorno a sé un mondo di grazia e di gioia.