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Commento al Vangelo del 10/04/2011
Scritto da don Antonio   
Lunedì 11 Aprile 2011 07:29

Lazzaro vieni fuori. Il racconto di Giovanni che narra la malattia, la morte, la fitta interazione tra Gesù, gli apostoli e le sorelle di Lazzaro, Marta e Maria e infine la risurrezione dell’amato amico, trova in questo grido il suo culmine più alto. Questa malattia non porterà alla morte aveva dichiarato Gesù. Il suo comportamento non è retto da una logica umana ma da una misteriosa certezza che la morte non è l’orizzonte ultimo di questa malattia di Lazzaro. Ogni miracolo dice una verità. Questo miracolo è una catechesi su Dio che qui si rivela come “vita”  Io sono la risurrezione e la vita. Gesù è la vita. Il miracolo dice un ritorno alla vita. La nuova vita non è semplicemente un ritorno alla vita dopo la morte. La nuova vita è una vita/Gesù, è la traduzione nell’umano di Dio che si rivela “vita”. Il miracolo della risurrezione di Lazzaro diventa parabola del passaggio da una vita che è identificata con la morte perché assenza di Dio ad una vita che è pienezza di vita perché vita/Dio. E’ un anticipo, più giocato su un registro umano, di quella pienezza che sarà la Pasqua, la vita nuova nel Signore risorto. Il Dio della vita,  il Dio/vita dicono l’importanza della vita nella sua quotidianità come spazio religioso dell’incontro tra Dio e l’uomo.. Si vive se si vive in Dio, illuminati dalla sua Parola, essendo amore perché lui è Amore. La frase da vivere è Lazzaro vieni fuori. Dio ci chiama ad uno ad uno a venire fuori dalla vita vecchia, senza o povera di Dio per vivere una vita/Gesù.

Ultimo aggiornamento Martedì 26 Aprile 2011 14:13
 
Commento al Vangelo del 03/04/2011
Scritto da don Antonio   
Lunedì 04 Aprile 2011 08:53

Gesù guarisce il cieco nato per compiere le opere di colui che mi ha mandato. Egli dice di sé : E’ per un giudizio che io sono venuto in questo mondo, perché coloro che non vedono, vedano, e quelli che vedono diventino ciechi . Qui si sta parlando di un “vedere” in Dio. Per vedere ci vogliono due cose: gli occhi e la luce. Il cieco nato ha occhi nuovi perché ha ascoltato la parola di Gesù. Quegli andò, si lavò e tornò che ci vedeva. La luce non manca: Io sono la luce del mondo. Così attrezzato egli può fare radicalmente l’esperienza della fede di fronte a Gesù che gli chiede: Credi nel Figlio dell’uomo? Il suo “sì” è semplice e totale: Credo, Signore! Anche l’impianto letterario del brano ha una valenza teologica. Da una parte la semplicità e la stringatezza del racconto del miracolo, dall’altra la lungaggine infinita delle diatribe dei farisei. La fede è semplice. Il trovare un surrogato della fede dove le proprie idee diventano il senso  ultimo della vita è un’operazione complessa e destinata a fallire. Il brano ci insegna l’esperienza della fede che è l’esperienza di Gesù. Gesù è la luce, la verità che ci illumina, un contenuto dottrinale che viene da Dio, una parola pronta per essere tradotta in vita. Gesù però, attraverso i sacramenti,  è anche  una presenza di grazia nella nostra vita che crea una sintonia profonda tra il Dio della verità e il Dio che sta dentro di noi. Questo impianto di grazia è la premessa e la condizione della fede.

Come il cieco nato proviamo a dare un senso nuovo alla vita facendo l’esperienza radicale della fede che vuol dire lasciare che la Parola illumini ogni attimo della nostra esistenza. La frase da vivere questa settimana è: Quegli andò, si lavò e tornò che ci vedeva.

 

Ultimo aggiornamento Martedì 26 Aprile 2011 14:14
 
Robin Hood a Cernobbio!!!
Scritto da Davide Della Torre   
Martedì 29 Marzo 2011 07:17

Robinq

“Robin Hood e Little John

van per la foresta

ed ognun con l'altro   

ride e scherza come vuol. 


Son felici del successo 

delle loro gesta 

Urca urca tirulero 

oggi splende il sol!„

 

 

 

 

Sabato 2 e domenica 3 aprile alle ore 21   presso il teatro dell'oratorio

di Cernobbio. I ragazzi della  Comunità Pastorale

della Madonna del Bisbino porteranno in scena

 

“Robin Hood”

 

Siete tutti invitati!!!

Ingresso libero.

Ultimo aggiornamento Domenica 01 Maggio 2011 15:52
 
Commento al Vangelo del 27/03/2011
Scritto da don Antonio   
Lunedì 28 Marzo 2011 07:53

Abbiamo in mente spesso Dio come colui che chiede: che ci chiede di vivere una morale, di pregare, di fare penitenza… La prima scena di questo brano della Samaritana ci presenta un Gesù che domanda: dammi da bere. Tutto il proseguo del racconto evidenzia però in Gesù  una grande voglia di dare: Se tu conoscessi il dono di Dio e chi è colui che ti dice: “ Dammi da bere!”, tu avresti chiesto a lui ed egli ti avrebbe dato acqua viva. La donna samaritana non tarda ad accorgersene e da potenziale donatrice diventa una che chiede: Signore,dammi quest’acqua perché io non abbia più sete. IL brano, che è molto unitario, chiarisce il contenuto di quest’acqua viva: I veri adoratori adoreranno il Padre in spirito e verità. Cambia il rapporto con Dio. E un rapporto in spirito: Dio non è più fuori, è dentro l’uomo come sorgente d’acqua che zampilla per la vita eterna. Nel Battesimo, nell’Eucarestia e in tutti i sacramenti Dio diventa intimo all’uomo. Dio e l’uomo sono insieme. E’ un rapporto in verità. Si adora vivendo la Parola che è la verità di Dio. Il brano si conclude con un’ultima condivisione dove impariamo da Gesù il rapporto autentico con il Padre che per lui è vita trinitaria e per noi adorazione. Mio cibo è fare la volontà di colui che mi ha mandato. Scoprire e fare la volontà di Dio in tutti i passaggi di una giornata è la nuova frontiera del rapporto con Dio. Questa settimana facciamo nostra la richiesta della donna di Samaria: Signore, dammi quest’acqua, perché non abbia più sete. Viviamola nella coscienza di questa situazione nuova dove Dio è dentro di noi e noi lo amiamo facendo la sua volontà

Ultimo aggiornamento Lunedì 28 Marzo 2011 12:32
 


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