Ci sentiamo arbitri assoluti del nostro destino. Una volta che usciamo dal grembo della madre crediamo di avere il diritto di decidere su tutto autonomamente. L’unico argine che ammettiamo è il dovere di non nuocere alla libertà altrui. Principio sul quale ci sarebbe da disquisire non poco. Siamo persone, esseri in relazione: come non nuocere?

La fede viene in soccorso per liberarci da questo delirio di autonomia. La fede ci ricorda che tutto è dono. Che noi non siamo svincolati da tutto e da tutti. Abbiamo una marea di dipendenze. La nostra vita è strettamente connessa agli altri. Dobbiamo rispondere di noi. Siamo responsabili, appunto.

È una consolazione, però, il fatto che anche altri devono rispondere a noi. Qualcuno ha una responsabilità rispetto al nostro destino. Siamo affidati gli uni agli altri. Fin dall’inizio della nostra esperienza terrena. I primi a prenderci in carico sono stati i nostri genitori… poi maestri e professori… poi marito e moglie… e così via…

Gesù ha affidato tutti i suoi discepoli a Pietro. E in Pietro, a tutta la Chiesa. La Comunità cristiana è responsabile del nostro destino. È chiamata a legare e a sciogliere. Ha in mano le chiavi del Regno. Non entriamo nel Regno con le nostre chiavi! Qualcun altro ne è il custode. Impariamo a chiedere aiuto.