Papa Francesco usava spesso questa espressione: “occorre una rivoluzione della tenerezza”. Mi è apparsa da subito illuminante. La tenerezza è il contrario della durezza. Ciò che è tenero si adatta alle più svariate forme. Si lascia pure penetrare. Si contrae facendo spazio all’altro. È una qualità che dice perfettamente le caratteristiche tipiche dell’amore.
Certo, a volte, l’amore ha bisogno pure della durezza. C’è da mettere argini alle devianze dell’egoismo. Ma la tenerezza deve avere la preminenza. La tenerezza richiede tanto impegno. Esige pazienza, dominio di sè, misericordia, comprensione. Soprattutto ha a che fare con la gratuità. Sì! Perchè essere teneri sembra accessoriale.
Quante persone ritengono che la tenerezza non sia strettamente necessaria. Molte credono che sia vana smanceria. “A cosa serve essere teneri, dirsi cose belle. L’importante è comportarsi onestamente!”. Non è così. Abbiamo tutti bisogno di sorrisi, di carezze, di baci, di abbracci, di parole belle. Sembrano ridondanti ma giocano un ruolo di primordine.
Accogliamo l’invito di san Paolo a rivestirci di tenerezza. Se dobbiamo rivestirci, significa che, molto probabilmente, ce ne siamo svestiti. La nostra società efficientista e pragmatista ci ha fatto perdere di vista i tratti della gentilezza e della cordialità. Almeno in famiglia torniamo a parlare questo linguaggio. Soprattutto fra sposi.