«Quanti sperano nel Signore riacquistano forza, mettono ali come aquile, corrono senza affannarsi». Is 40,25-31. Devo dire che, in genere, quelli che si piangono addosso non mi piacciono più di tanto. È vero, a volte, la vita si accanisce su qualcuno ma la via d’uscita non è mai il lamento. Occorre alzare il capo e volgerlo verso l’umanità: si avrà modo di riconoscere quali e quante fatiche sono chiamate a sopportare tante persone, molto superiori alle nostre. Relativizzare i propri problemi, oltre che pratica salutare, è anche pratica di sano realismo. Non solo. Isaia invita a sperare nel Signore, a riporre in Lui le nostre fatiche e le nostre sofferenze. Sostiene che chi si affida mette le ali e corre senza stancarsi! Conosco uomini e donne provati da condizioni davvero al limite del credibile capaci di vite felici e generose. Scava, scava, tutte persone cariche di una fede cristallina. Gesù ricorda: chi ha fede grande quanto un granello di sabbia è in grado di spostare le montagne. Ebbene sì: l’ho visto e toccato con mano. Lasciamo che si lamenti chi non crede. Se noi sappiamo confidare in Dio ne vedremo gli effetti. Se, invece, continuiamo nella lamentela, ammettiamolo: abbiamo trattenuto le redini della vita nelle nostre mani! E non possiamo che faticare… Buona giornata