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Commento al Vangelo del02/10/2011
Scritto da don Antonio   
Lunedì 03 Ottobre 2011 07:01

Avranno rispetto per mio figlio.

La parabola si aspetta dalle persone che hanno accettato di assumere un servizio nella Chiesa, in qualsiasi campo, un’insistita attenzione ai progetti del padrone. Il racconto dice una storia dove regolarmente questo no capita. Il negativo arriva fino a deludere le attese più scontate Avranno rispetto per mio figlio. Siamo tutti provocati a un esame di coscienza perché la parabola dalla sua motivazione storica si allarga a tutte le situazioni di incoerenza di chi ha assunto il compito di essere punto di riferimento religioso per gli altri nei diversi ambiti pastorali. Il male non sta nel particolare. Siamo lì per Dio e finiamo con il lavorare per noi stessi. Anche se non sempre la volontà è quella di liberarci di Dio molto spesso finiamo almeno con il cacciarlo fuori dalla vigna e di marginalizzarlo. La parabola si chiude però con una prospettiva di speranza dove le cose cambiano radicalmente. L’attesa del padrone Avranno rispetto per mio figlio trova qui la sua realizzazione più piena. Il rispetto per quello che Gesù è e per quello che Gesù ha detto è il segreto della rifondazione della nostra presenza nella Chiesa. Il contrasto tra il prima e il dopo dice bene la radicalità del nuovo. La pietra che i costruttori hanno scartato è diventata pietra d’angolo. Avranno rispetto per mio figlio. Non deludiamo le attese del padrone.

 
Commento al Vangelo del 25/09/2011
Scritto da don Antonio   
Lunedì 26 Settembre 2011 07:10

Ma poi si pentì e vi andò

La parabola di oggi racconta due situazioni diametralmente opposte. Nella prima il rifiuto del figlio a fare la volontà del Padre andando a lavorare nella vigna diventa prima pentimento e poi scelta positiva. Ma poi si pentì e vi andò. Nella seconda il buon proposito espresso a parole dall’altro figlio degenera più tardi in un rifiuto di fatto. Il peccato va combattuto con tutte le nostre forze e con la Grazia perché noi crediamo che sia il Male. Quando però il male è stato commesso c’è un modo cristiano fondamentale per gestire un peccato che ormai ci appartiene. Bisogna che il senso di colpa non diventi scoraggiamento e radice di altri peccati ma decisione forte di un cambiamento radicale. La parabola fa intravvedere che un peccatore che gestisce “da discepolo” il proprio peccato fa più cammino sulla via della santità di chi si ritiene a posto ma rimane nella propria mediocrità: I pubblicani e le prostitute vi passano avanti nel Regno di Dio. Tutti siamo un po’ sbagliati. E’ importante gestire il nostro peccato da discepoli per farlo diventare occasione di santità. E’ un esperienza che nella storia della Chiesa ha scritto alcune tra le pagine più belle. Ma poi si pentì e vi andò

 
Commento al Vangelo del 18/09/2011
Scritto da don Antonio   
Lunedì 19 Settembre 2011 06:47

Andate anche voi nella vigna.

L’uomo, che è peccatore, è molto portato a vedere il limite nell’altro e a sottolinearne gli aspetti più negativi. Dio che è santo vede “il bello” in ogni uomo: per lui tutti sono adatti a costruire il Regno dei Cieli. L’andamento della parabola (alcuni lavorano solo un’ora) ci fa capire che non solo la vigna ha bisogno degli operai ma che anche gli operai hanno bisogno della vigna. Il punto decisivo per la parabola non è il “quando” mi decido ma il “fatto” di decidersi. Stare in piazza o stare nella vigna è la discriminante della vita. La piazza è la vita senza Dio o con un rapporto con Dio non significativo. La vigna è lo spazio del divino dove l’incontro con Dio permette all’uomo di essere uomo fino in fondo. La paga decisa più sulla generosità del padrone che dal risultato ottenuto diventa simbolo di un impegno dove è più quello che ricevo che quello che do. Il punto di passaggio è l’invito del padrone. La parabola diventa per tutti e per ciascuno una riflessione sulla propria vicenda umana. Dove sono Io adesso? Che cosa sto facendo? Andate anche voi nella vigna. La parabola si muove in un clima ottimistico dove alla fine tutti gli invitati dicono il oro “sì”. Non posso essere io l’unico che resta ozioso in piazza.

 
Commento al Vangelo del10/09/2011
Scritto da don Antonio   
Lunedì 12 Settembre 2011 07:25

Non dovevi forse anche tu avere pietà del tuo compagno, così come io ho avuto pietà di te?

Il brano tratta una problematica che richiama da vicino quella di domenica scorsa. Pietro domanda a Gesù quante volte deve perdonare il fratello che pecca nei suoi confronti. La risposta di Gesù, di fatto, inaugura una modalità nuova di impostare le relazioni umane: Non ti dico fino a sette volte, ma fino a settanta volte sette. In quest’occasione Gesù racconta la parabola dei due debitori che fonda la teologia del perdono sulla presa di coscienza di quanto siamo perdonati dall’amore di Dio. Gesù ci insegna a non isolare quel frammento di storia nel quale noi subiamo un’ingiustizia. Lo dobbiamo leggere dentro una complessità nella quale, tante volte, anche noi abbiamo sbagliato e siamo stati perdonati da Dio. Non dovevi forse anche tu avere pietà del tuo compagno, così come io ho avuto pietà di te? Non possiamo dimenticare che ogni giorno preghiamo: rimetti a noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri debitori. La meditazione sull’amore di Dio diventa una forza nuova per vivere in un modo più evangelico la vicenda di ogni fratello che ci offende. Questa settimana pensiamo a Dio ogni volta che facciamo fatica a perdonare. Non dovevi forse anche tu avere pietà del tuo compagno, così come io ho avuto pietà di te?

 


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