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Sul Vangelo
Commento al Vangelo del 27/11/2011
Scritto da don Antonio   
Mercoledì 30 Novembre 2011 08:26

Fate attenzione vegliate.

Incomincia l’Avvento. Da subito risuona l’invito vegliate che definisce l’anima con cui vivere questo tempo dell’attesa. Gesù ci spiega il senso del vegliate con una parabola. Il padrone prima di partire ha affidato a tutti i suoi servi un compito. Nessuno deve approfittare dell’assenza del padrone per sottrarsi alla propria responsabilità. Non deve capitare che al suo ritorno il padrone vi trovi addormentati. Vegliate vuol dire che ciascuno deve fare bene quello che il Signore gli domanda. Non ci sono ruoli importanti e ruoli di secondo piano. La dignità di ogni vocazione sta nell’essere la cosa che Dio chiede a me. Il fare bene tutti i giorni il proprio dovere anche quando non si sta bene, anche quando non ci si sente capiti, anche quando tutto va storto, anche quando…. richiede semplicemente l’eroismo. Il vegliate dice una fedeltà di tutti i giorni. La grandezza di tante mamme, di tante persone semplici consiste nel farsi sante attraverso la normalità. Maria la maestra dell’attesa è stata la più grande dei santi percorrendo la via più comune, quella dell’essere mamma e dell’essere sposa. In questo avvento partiamo con il piede giusto Fate attenzione vegliate

Ultimo aggiornamento Martedì 06 Dicembre 2011 16:05
 
Commento al Vangelo del 20/11/2011
Scritto da don Antonio   
Lunedì 21 Novembre 2011 08:44

 

L’avete fatto a me.

Il brano del giudizio universale fa coincidere l’amore a Dio con l’amore al prossimo Tutto quello che avete fatto a uno solo di questi miei fratelli più piccoli l’avete fatto a me. La cosa naturalmente è vera anche nel suo versante negativo al punto che il non amare il prossimo comporta la condanna all’inferno. L’inferno è l’esperienza radicale del fallimento nel nostro rapporto con Dio. Ci accingiamo a vivere questa settimana i giorni della contemplazione sospendendo tutte le attività del “fare pastorale” per dedicarci soltanto alla preghiera. Il brano ci richiama prepotentemente alla verità che l’attenzione al prossimo appartiene essenzialmente alla dimensione religiosa che ci lega a Dio. Forse la settimana della contemplazione va sostanziata di tanti atti d’amore soprattutto verso chi si trova maggiormente in difficoltà per arrivare ad amare Dio come Dio vuole essere amato. Ogni prossimo che ci sta davanti trasforma la quotidianità in uno momento religioso intenso dove si costruisce la santità.

L’avete fatto a me.

 
Commento al Vangelo del 3/11/2011
Scritto da don Antonio   
Lunedì 14 Novembre 2011 08:30

Consegnò loro i suoi beni.

La frase che abbiamo scelto di vivere è la chiave della parabola. Il racconto è modulato in riferimento alla partenza dell’uomo (che dice il Figlio dell’uomo) e al suo ritorno dopo molto tempo. I termini usati dicono chiaramente che il personaggio è Gesù e che si sta parlando del suo ritorno alla fine dei tempi. I beni che da ai suoi servi non sono dei generici talenti come siamo soliti pensare ma sono i suoi beni. I beni di Gesù sono la sua Chiesa, la sua Parolaa, la sua Eucarestia… I servi non sono una manovalanza generica e occasionale. Gesù è il servo di Jawhè e i servi sono coloro che hanno accettato di continuare la sua missione. A proposito di colui che aveva ricevuto cinque talenti la traduzione italiana dice: andò ad impiegarli e ne guadagnò altri cinque. Il testo greco usa il termino: lavorò in essi e ne guadagnò altri cinque. A proposito del servo che invece ha nascosto il talento il testo usa il termine: servo inutile. Qui si decreta il fallimento radicale della scelta di essere servo. Vivere una religione dove a proposito dei suoi beni ci accontentiamo di preservare quello che c’è vuol dire essere radicalmente fuori il progetto di Dio. C’è per tutti una grossa conversione da fare. Consegnò loro i suoi beni

 
Commento al Vangelo del 06/11/2011
Scritto da don Antonio   
Lunedì 07 Novembre 2011 08:32

 

Vegliate. Nella vita abbiamo tutti un grande appuntamento. La parabola delle dieci vergini ce lo racconta come l’appuntamento con lo Sposo. Qui ci giochiamo il nostro essere dentro o fuori al grande banchetto delle nozze eterne. Gesù bolla come “stoltezza” una gestione della vita che non si attrezza in vista di quell’incontro. Vivere, come suggerisce la cultura di oggi, senza farci troppi problemi per una morte che comunque arriva indipendentemente dalla nostra volontà vuol dire non confrontarci con la verità. Nessuno di noi ha scelto di venire al mondo e nessuno può scegliere di non andarsene. Nell’esperienza della parabola la morte non è tanto una vita che finisce. L’accento è messo sull’incontro. Ecco lo sposo andategli incontro. La vita “dopo” non è scandita da un cuore che batte ma dall’incontro. Io sono la risurrezione e la vita che crede in me anche s e è morto vivrà. Come sempre Gesù ci dice che cosa deve fare il discepolo. Vegliate Che cosa vuol dire? Dobbiamo incontrare ogni giorno quel Gesù che è già in mezzo a noi per costruire la verità dell’incontro delle nozze eterno con Gesù sposo. Vegliate

 
Commento al Vangelo del 30/10/2011
Scritto da don Antonio   
Lunedì 31 Ottobre 2011 08:31

Uno solo è il vostro maestro, il Cristo Gesù sintetizza il male oscuro dei farisei in due espressione forti che fanno pensare. La prima:dicono e non fanno. La sproporzione tra le parole e i fatti marca il giudizio di Gesù sull’uomo Una sterilità della vita goffamente mascherata da tanti discorsi è il male radicale di ogni esistenza. Il rimprovero vale chiaramente anche per noi quando la vita è piena di buoni propositi e di proclamazioni di intenti senza una ricaduta reale sul piano delle realizzazioni concrete. Il secondo: legano pesanti fardelli e li impongono sulle spalle della gente, ma loro non vogliono muoverli neppure con un dito. Tutti siamo tentati di pensare che noi andiamo già bene; sono gli altri che necessitano di cambiamento. Questa pretesa blocca alla radice il dinamismo della storia e determina un immobilismo a ogni livello. Per vincere questo male Gesù propone la sua terapia: Uno solo è il vostro maestro, il Cristo. Alla scuola di Gesù si impara un'altra logica di vita; quella dei fatti e del servizio: Il più grande tra voi sia vostro servo. Per Gesù la grandezza di un uomo non si misura da quanto dice ma da quanto serve.

 


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